Campobasso

  Campobasso è il capoluogo del Molise,ci sono alcuni posti dal Matese, che può essere visto, dista a circa 20 km dal Matese...
Campobasso è il capoluogo regionale ed il centro più popolato. La sua provincia è ampia quasi il doppio rispetto a quella d'Isernia , mentre i comuni totali sono 136. La provincia d'Isernia è stata istituita solo nel 1970, sette anni dopo la separazione del Molise dall'Abruzzo.
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Sigla: CB
Superficie: 2.909 Km²
Abitanti: 236.000
Densità: 81 ab/Km²
Numero comuni: 84
Centri principali:  Campobasso 51.300 ab.
Termoli 30.600 ab.
Bojano 8.650 ab.
Larino 8.100 ab.
Montenero di Bisaccia 6.650 ab.
Campomarino 6.600 ab.

Città

Circa 51mila abitanti .
Geografia:
altitudine  circa m.  710 s.l.m

Chiesa di S. Maria del Monte 

L'originale chiesa sembra essere risalente all'XI secolo ed assume l'aspetto attuale solo dopo numerosi interventi di restauro resisi necessari a causa dei danneggiamenti subiti dai vari terremoti. Sorge sulla vetta del monte Sant'Antonio di fronte al castello Monforte. Il nome originale era "Santa Maria de supra" o "de Campobasso". Verso il 1525 prese il nome di Santa Maria Maggiore per conservarlo fino al 1829 anno in cui la cattedrale ne assunse, oltre le competenze parrocchiali, anche il nome.  Su progetto dell'architetto Cesare Antonelli viene redatto un nuovo assetto della chiesa. Esternamente appare con una facciata a spioventi asimmetrica con tre portali ad arco a tutto sesto modanato. Tutta la facciata è in pietra di Vinchiaturo, a bugne scabre poste a corsi orizzontali irregolari, in armonia con il castello situato frontalmente. Il portale è formato da due doppi stipiti e da un architrave su cui scarica la lunetta ogivale. L'interno del Santuario, che richiama lo stile romanico, era costituito da tre navate mentre oggi appare ad una navata essendo state murate le prime due arcate. Tutti gli affreschi sono stati eseguiti dal prof.

Amedeo Trivisonno coadiuvato dal prof. Giovanni Leo Paglione per la parte decorativa. I lavori iniziarono nell'estate del 1944 e terminarono l'8 maggio 1945 Il campanile, finito di costruire nel 1970, è alto 26 metri (progettista Francesco Paolo Oriente) ed è a base quadrangolare costruito in pietra viva.

Chiesa di S. Giorgio

 Risalente al X - XI secolo ha perduto, a casa dei terremoti e delle successive ricostruzioni, l'aspetto originario. Nella facciata spiccano la lunetta, costituita da un grosso blocco calcareo diviso in due zone semicircolari, ed un rosone ad imbuto. Sui muri perimetrali insorgono dei conci recuperati da altre costruzioni romaniche che riproducono, inseriti in archetti, un pellicano, un sole ed un asino con briglie. Sul fianco sinistro della chiesa vi è l'antico cimitero circondato da un muricciolo. Gli ultimi restauri, iniziati nel 1978, hanno messo in luce "tracce di affresco non estranee ala lezione grottesca sia nella scelta del soggetto, sia nella tecnica di esecuzione".

Chiesa di S. Bartolomeo

 La chiesa risale, molto probabilmente, al secolo XI ed attualmente non è più destinata a luogo di culto. Recentemente ha subito importanti opere di restauro che hanno ripristinato l'originale struttura interna composta da tre navate ad archi poggianti su semplici pilastri. La facciata reca scolpita, nella lunetta centrale, l'immagine di San Giovanni evangelista.

Chiesa di s. Leonardo

Risale al XIII secolo ed ha avuto ampliamenti nel corso del XIV secolo e restauri successivi al terremoto del 1456; la scalinata all'ingresso non è quella originaria poiché è stata sostituita agli inizi del '900. L'interno è stato rifatto "in stile" nel 1943 su progetto dell'ingegner De Vito. "Elemento di grande interesse, inserito nella facciata alla sinistra del portale gotico, è una monofora romanica con rilievo in stile vegetale eseguito a traforo "

La Cattedrale

 La Cattedrale (chiesa di Santa Maria Maggiore già della Santissima Trinità) Fu edificata per volere del feudatario Andrea de Capoa nel 1504 e venne distrutta dal terremoto del 26 luglio 1805. Venne ricostruita tra il 1815 ed il 1829 su progetto dell'architetto Berardino Musenga e venne riaperta al culto nel 1829. L'atrio porticato è opera degli architetti Sarlo e Bellini e fu costruito tra il 1855 ed il 1859.

I Misteri

A Campobasso sono conosciuti col nome di "MISTERI" che un tempo si allestivano e si disfacevano anno per anno, variando di forme e di costumi, con il patrocinio di congregazioni religiose laiche che sostenevano le spese di allestimento. Il giorno dell’uscita dei misteri coincideva con il Corpus Domini la maggiore festa della cristianità istituita da papa Urbano IV nel 1264

Le rappresentazioni avvenivano su palchi fissi o mobili con scenografie elementari, i copioni erano in linguaggio popolare e gli argomenti rispettavano la vita e la fantasia delle platee di fedeli a cui si rivolgevano.

A Campobasso come descrive Michelangelo Ziccardi e Luigi Alberto Trotta non troviamo immagini dialogate ma "QUADRI VIVENTI" muti che rappresentavano i momenti di vita della chiesa, in posizioni statiche e senza dialoghi. Una sorta di CULTURA DELLA VISIONE dove l’immagine diventa rappresentazione del vero, attimo di cronaca, ma soprattutto comunicazione biunivoca tra quadro vivente ed osservatore.

La parola non serve per comunicare l’avvenimento, basta la staticità del personaggio a comunicare al fruitore i sentimenti e il "pathos" dell’avvenimento e a sua volta l’osservatore comunica la sua emotività, il suo "attimo fuggente" ai personaggi che fanno parte del quadro vivente creando un dialogo fatto di gesti e di sguardi.

In quelle forme di rappresentazioni possiamo trovare addirittura forme di teatro greco o romano e nel 400 addirittura si cerca di canonizzare le rappresentazioni dei Misteri creando regole per non cadere nel goffo e nel profano.

A Firenze addirittura ci si rivolgeva a Filippo Brunelleschi impegnato nel progetto della cupola, per studiare qualche artifizio. Brunelleschi creò la prima macchina processionale, una sorta di albero sui cui "rami" si appendevano le comparse e gli attori che su quell’"ingegno" fatto di legno e ferro si muovevano in una sorta di ballo.

Era come passare dalle immagini statiche di un diaproiettore ad una immagine dinamica di videotape. Angeli, madonne, diavoli acquistavano vita in quel movimento ritmico fatto di passi dei portatori.

In questo clima prendono vita le processioni e con esse le rappresentazioni sacre che rimangono il modo più immediato di partecipazione popolare.

Nello stesso tempo si sviluppano anche le prime fiere, i primi mercati che in concomitanza delle rappresentazioni sacre, vedono arrivare nei luoghi interessati maree di fedeli che al momento religioso, uniscono il momento commerciale ed economico. Quindi scambi di merce e di culture diverse sugli scenari naturali delle processioni.

Non è da sottovalutare dunque il momento socio-culturale della processione che vede fianco a fianco popoli e persone con usi e costumi diversi accumunati dal sentimento religioso del Cristianesimo, che fruiscono di spazi e di percorsi urbani del tessuto urbanistico.

La trasformazione di quadri viventi in quadri stabili non indecorosi o goffi, lontani da forme di irreligiosità, si verifica a Campobasso nel 1740, data in cui la borghesia locale suggella la sua ascesa con l’affrancamento dal servaggio feudale.

Non solo dunque corsa al potere ma anche affermazione di moralità. A differenza di altre cittadine, a Campobasso i gruppi sono ventitre formati da persone e non da statue.

In origine i Misteri erano ventiquattro conservati nelle tre chiese che provvedevano alla organizzazione della processione del Corpus Domini. Sei di essi non ressero alla prova che il Di Zinno autore degli stessi, fece con i modelli di cera da lui creati prima di poggiarci le persone.

Paolo Saverio Di Zinno, campobassano vissuto tra il 1718 e il 1781 di origine contadine, studiò a Napoli a spese dei suoi fratelli presso la bottega di Gennaro Franzese. Di Zinno tornato a Campobasso iniziò la sua carriera di scultore come testimoniano numerose sculture che ancora si trovano in numerose chiese del territorio molisano. E persino in Dalmazia Di Zinno eredita da Napoli l’impronta della scultura delle linee esatte ed equilibrate e vi inserisce il suo gusto personale. Sua passione e spontaneità derivante dai luoghi del suo Molise che lo conducono ad alleggerire le masse e muovere le sue figure accentuandone la spiritualità e la vita in un mero pittoricismo plastico.

Storia: Castello Monforte: Il maniero sorge sul roccioso colle che sovrasta Campobasso. Se ne attribuisce la ricostruzione, nel 1459, al Conte Nicola II dei Monforte-Gambatesa, detto Cola, su antichi resti di origine normanna o longobarda. I muri terminano con merli guelfi e la torre domina le catene di monti circostanti. Il castello fu dimora di Manfredi di Svevia, Carlo I, Carlo d’Angiò, Luigi d’Angiò, Re Federico d’Aragona.


Vista dal Matese

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I Misteri



 

 

 

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