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La cucina Molisana conserva ancora oggi, quasi intatto, il
legame con la tradizione.
Utilizza ingredienti semplici,
genuini e gustosi, tra cui prevalgono i prodotti della pastorizia
e dell'agricoltura locale, i prodotti del generoso sottobosco,
quali funghi e tartufi, oltre a specialità marine, fluviali e
custri, tra cui una varietà di trota detta "fario".
Tipiche le paste fatte a mano,
come “sagne”, “cavati” (una sorta di gnocchi cavi),
maccheroni alla chitarra (tagliolini a sezione quadrata fatti con
un telaio di legno su cui sono tesi fili d'acciaio) e
“criuoli” o “crioli” (una sorta di chitarra tagliata a
mano), conditi con sughi molto saporiti di pomodoro arricchiti di
carne bovina, suina o bianca e, nell'entroterra, con sughi di
carne, verdure, funghi o ricotta.
I piatti più antichi della
cucina popolare annoverano:
- la “’mbaniccia”, una pietanza a base di pane
secco di granoturco, verdure, olio di oliva, peperoncino,
salsiccia;
- la polenta, condita con soffritto di prosciutto,
salciccia secca, pancetta, ovvero con un ricco ragù di carni;
- la deliziosa zuppa di fagioli rossi, cotta con aglio,
olio di oliva e sedano, nella “pignata” (un contenitore di
creta posto al riverbero del fuoco del camino per molte ore);
- le “sagne e fagioli”;
- il “mpaniccio”, una sorta di polenta di farina di
miglio spezzato, cotta nel caldaio con acqua e latte, insieme a
forme di pecorino e ricotta, secondo l’uso dell’800;
- le patate sotto “il coppo” (antico recipiente
simile a un coperchio, dotato di manico, con cui si coprivano le
pietanze poste sull’acciottolato del camino ben caldo di brace e
che, a sua volta, veniva coperto di cenere e/o brace per
consentire la cottura); spaccate a metà e cosparse a piacere di
sale, olio e peperoncino.
Gustose anche le minestre di
verdure, come la “zuppa della salute”, e le minestre di
legumi, spesso accompagnate dal buon pane casereccio cotto nel
forno a legna, la zuppa di cardo (che utilizza, secondo
l’originaria ricetta ottocentesca, cardo, cappone, carne di
maiale tritata, fegatini di pollo, brodo, formaggio, uova, limoni,
farina), la zuppa di lenticchie, la zuppa di farro, nonchè
l'antichissima ed elaborata minestra di erbe detta “le virtù”,
in origine in uso nel mese di maggio per svuotare le dispense.
Tale minestra va preparata appassendo in un grosso tegame di
creta, con un battuto di lardo e odori, svariate verdure -tra cui
carciofi, patate, rape, zucchine, finocchi e lattuga- portate a
cottura con osso di prosciutto e cotiche precedentemente cotti,
cui vanno aggiunti, insieme alla propria acqua di cottura, legumi
secchi e freschi lessati separatamente e, infine, pasta di vari
formati (la c.d. pasta mischiata) fino ad ultimare la cottura.
Tipiche anche le “scrippelle 'mbusse”
(sottili frittatine di uova, acqua, farina, cosparse di pecorino
grattato, quindi arrotolate e servite con brodo di carni miste) o
quelle ripiene di carne trita, spinaci, caciocavallo, mozzarella o
formaggi stagionati, che vengono passate in forno cosparse di
latte, uovo e cacio sbattuti. Farcite a strati con carciofi,
spinaci, formaggio, fegatelli e polpettine, le stesse frittatine
danno vita al “timballo di scrippelle”.
Tra i secondi di carne
predominano gli arrosti alla brace di agnello, castrato e capretto
e gli stracotti. Quello di pecora si chiama coatto, mentre la
"pecora al cotturo" (bollita con odori e sgrassata) e la
“pezzata” sono antiche ricette dei pastori. Appartengono alla
tradizione anche l’intingolo di castrato, la zuppa di cotenne di
maiale, l'agnello “cacio e ova” e quello “ova e agro di
limone”, il capretto brodettato, il coniglio o l'agnello sotto
il “coppo", il tacchino alla canzanese (in gelatina), gli
involtini di vitello in umido farciti con salsiccia, gli
arrosticini (spiedini di castrato alla brace), le interiora di
capretto o agnello avvolte in foglie di bietola o indivia.
Tra i secondi di pesce, le trote
alla griglia farcite con un trito di aglio e aromi, le triglie
ripiene, le seppioline piccanti, i calamaretti ripieni, il
brodetto, la razza in umido o fritta e marinata con aceto e
zafferano, il baccalà “arracanato” (passato al forno con
uvetta e pinoli).
Molto saporiti i salumi di
produzione artigianale, in particolare salsiccia, “suppressata”,
"salame matesino", capicollo, "lonza".
Apprezzati i prodotti caseari:
formaggi pecorini di varia stagionatura e caciocavalli, serviti
anche cotti alla brace, "burrini", tipici degli
altipiani, ricotte, mozzarelle, fior di latte, provole, anche
queste spesso servite allo spiedo o alla griglia; molto
particolari la formaggella del Sannio, e il pecorino sott'olio di
Gessopalena.
Tipici anche alcuni dolci, come
il “parrozzo”, la cui ricetta conosce più varianti, le
“ferratelle” o “cancelle” (una sorta di cialde cotte con
l’ausilio di antichi ferri decorati) che vengono consumate sole
o sovrapposte a coppia con un ripieno di mosto cotto, marmellata o
cioccolato; le “ostie ripiene”; i “bocconotti” di
pastafrolla che racchiudono mandorle tostate, zucchero, cacao,
aromi e mosto cotto; i natalizi “mostaccioli” e torroni
teneri.
Tra i liquori, ricordiamo il
centerbe, amaro e molto alcolico.
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